LETTERA 22

IL BASKET A IVREA

Canestri Senza Reti

Canestri Senza Reti è un Torneo Internazionale di Pallacanestro Giovanile, riservato alla categoria Under 14. Lo organizziamo ogni anno a Ivrea (TO) e Montalto Dora dal 27 al 30 dicembre. Quella del 2015 sarà la sedicesima edizione. Con la prima edizione del torneo è nata la Lettera 22.

Se Canestri Senza Reti fosse solo un torneo di basket, forse non sarebbe arrivato alla quindicesima edizione. Intendiamoci, eh: in Canestri Senza Reti di basket c’è n’è parecchio, e di alto livello. Non c’è in Italia un altro torneo simile per quest’età, la categoria Under 14, la terza media. Sì, ce n’è forse uno da qualche parte… ma là ci vanno solo le squadre italiane! Là non l’hanno mica mai visto giocare Nihad da Sarajevo: era arrivato in finale giocando su una gamba sola nel 2004, e a novembre per poco non butta fuori dall’Eurolega Milano, la grande Olimpia di Armani. E non hanno mai visto neppure Dario da Sibenik, sì, proprio lui, il miglior giocatore d’Europa del mese di novembre, la prima scelta dei Sixers, l’unico tredicenne al mondo capace di battere una zona press in sei modi diversi in sei azioni consecutive. Per Filip da Belgrado, invece, il più piccolo di un gruppo che asfaltava tutti e l’unico che oggi gioca ancora in serie A, era arrivato in tribuna direttamente da Torino Caselle il vicepresidente della Serbia: suo padre. E poi c’era Tauras da Kaunas, poi campione d’Europa Under 16 e Under 18 con la sua nazionale, che ha festeggiato un capodanno tornando a casa in pullman da qualche parte vicino alla frontiera tra Polonia e Repubblica Ceca. Se Canestri Senza Reti fosse solo un torneo di basket, forse ci ricorderemmo solo di loro, o magari di qualcuno in più tra gli oltre duecento ragazzi che ogni anno scendono sul parquet da noi a Ivrea. Ma gli abbracci dopo la prima finale? E quelle lacrime? I ragazzi bosniaci di Mostar, vestiti con il poco che avevano, e quelli serbi di Kragujevac, cinque anni dopo Dayton, pochi mesi dopo la fine dell’embargo: un unico desiderio, giocare a basket insieme ai ragazzi italiani… La prima volta di Tuzla, quelle orrende divise grigie, la favolosa rakija fatta in casa da Alija il professor, capace di riunire intorno a una tavolo tutte le ex repubbliche jugoslave e tutte le regioni italiane. E i ragazzi ospitati in famiglia, così diversi e così uguali, e i cori che partono dalle tribune in lingue che resteranno per sempre sconosciute. I viaggi a Kragujevac, le serate al campetto di cemento tra i palazzi, i ragazzi che chiedono di tornarci anche gli anni successivi. E la Bosnia, il torneo a Sarajevo, la trasferta ogni anno a Tuzla in casa dei giovani ospitati pochi mesi prima, il canto del muezzin, il rintocco del campanile, i cevapi, una mostra su Srebrenica, e chissà che in giro in centro non si incontri il Mirza più famoso del momento, quello che è andato a giocare nel New Jersey e che fa canestro anche dal parcheggio. L’Italia! Ah, l’Italia! Possiamo venire a giocare anche noi da Badalona, noi da Mosca, noi da Orleans, noi da Copenhagen, noi da Belgrado, noi da Pesaro, noi dalla Toscana, noi da Trento? Ecco. Canestri Senza Reti. Non solo un torneo di basket. Per fortuna.