Anche la Sentinella del Canavese ha dato ampio spazio alla presentazione di Canestri Senza Reti avvenuta in Sala Santa Marta: sia sul giornale uscito in edicola il 30 novembre, sia sul proprio sito internet (qua il link all’articolo). All’interno dell’ottimo resoconto della serata, in evidenza la ricerca di famiglie disposte ad ospitare i ragazzi stranieri, ciò che ha da sempre contraddistinto il torneo di solidarietà giunto ormai alla 16a edizione. Riportiamo parte dell’articolo pubblicato:

Un momento di riflessione “aspettando Canestri senza Reti”. Una serata voluta da Alessandro Alberto, dirigente della società di basket eporediese Lettera 22, che ha chiesto a Gianmario Pilo, della Galleria del Libro, di organizzare qualcosa per iniziare, nello spirito giusto, ad accendere i riflettori sulla 16esima edizione del torneo internazionale di solidarietà Canestri senza Reti, che, organizzato dalla Lettera 22, si svolgerà dal 27 al 30 dicembre per squadre Under 14 maschili. Una serata, venerdì in sala Santa Marta, andata componendosi come una riunione tra amici che hanno voluto anche ricordare altri scomparsi prematuramente e senza i quali certamente non sarebbe nata quella bella realtà sportiva, solidale, umana che sta dietro all’insolito torneo dove a fare canestro sono, oltre a ragazzi in campo, anche il cuore e la ragione. Una serata per raccontare una storia che prende avvio dalla guerra nella ex-Jugoslavia. Per rimettere a fuoco quel dramma, Pilo ha invitato l’amico scrittore Fabio Geda che, ricordando Luca Rastello, giornalista e scrittore torinese scomparso lo scorso luglio, ne ha ripercorso l’approccio a quel conflitto narrato in “La guerra in casa”, dove Rastello descrisse come i Paesi europei si fossero colpevolmente contesi l’influenza sulle rovine della Jugoslavia, e narrò insuccessi tragici come quello delle Nazioni Unite. «Rastello – ha sottilineato Geda – era un uomo che di fronte a ogni accadimento voleva vedere, verificare di persona per capire davvero». Lo stesso atteggiamento che ha contraddistinto Enrico Levati, medico e pacifista, nonchè primo presidente di Ics, consorzio italiano di solidarietà, e promotore di progetti di accoglienza che, come ha ricordato Nevio Perna, portarono a ospitare in Canavese albanesi, bosniaci, croati e serbi e gettarono le basi di quella tradizione di accoglienza e solidarietà che ha caratterizzato una lunga stagione del nostro territorio». Fu Levati, nel 2001, a evidenziare a Paolo Cossavella il desiderio di una squadra di basket serba di giocare con ragazzi italiani, chiedendogli se fosse possibile fare qualcosa. Nacquero così la Lettera 22 e il torneo riservato agli under 14. «La solidarietà – ha rimarcato Cossavella –, ma anche il valore sociale che può avere lo sport nella crescita dei giovani, in particolare quelli cresciuti in un paese in guerra, sono all’origine e al centro di Canestri senza Reti». All’edizione 2015 iscritte 16 squadre, 5 della quali straniere: 3 dalla Serbia, 1 dal Montenegro e 1 dalla Spagna. «La Lettera 22 – ha concluso Cossavella – è nuovamente alla ricerca di famiglie che si rendano disponibili a ospitare i ragazzi delle squadre ospiti, a vivere in prima persona la manifestazione e, soprattutto, a far vivere ai propri figli un’esperienza di scambio culturale unica». «Un’esperienza formativa davvero che arricchisce tutti, in famiglia – ha confermato Francesca Vanoni Zambolin –. Mio figlio Marco, nato nel 2001, ha preso parte al torneo fino allo scorso anno e, nelle edizioni passate, abbiamo ospitato a casa nostra due ragazzi serbi e due bosniaci. Ora abbiamo dato la nostra disponibilità ad altri ragazzi e siamo in attesa di sapere da dove arriveranno».